„Ferrari Test Drive“ a Brunico

Nella seduta del Consiglio comunale del 24 gennaio ci è stata ufficialmente presentata l’ultima trovata per promuovere le bellezze della nostra terra: il percorso degli „International Media Test Drives“ del nuovo modello Ferrari „FF“ partirà da Brunico e l’itinerario passerà per le strade di montagna della nostra provincia. Per la modica cifra di 170.000 €, di cui 150.000 a carico di Provincia e Comune, tutto il mondo ci guarderà, e non si sono risparmiate parole ingombranti come „pubblicità impagabile“, „occasione storica“, „accesso a nuovi mercati“, „creazione di emozioni“ e via di seguito.

Se si fosse usato un tono più sobrio nella presentazione, forse non avremmo sentito la necessità di intervenire, ma visto che ci troviamo di fronte ad un evento „epocale“ per la nostra cittadina, un commento ci vuole.

Sarà anche vero che a confronto con quanto si spende ogni anno per la promozione turistica mediante inserzioni sulla stampa e spot televisivi, l’operazione possa apparire interessante, visto che procura un grande numero di menzioni in articoli sulla stampa internazionale, specializzata e non, che come effetto teorico equivalgono ad una campagna pubblicitaria di ben altro importo. Si pone però anche in questo caso la domanda se non fosse il caso che pagassero soprattutto i diretti beneficiari invece dei contribuenti. I 20.000 € che è disposto a contribuire lo „Skirama Plan de Corones“ sono quasi simboliche, mentre non ci si dimenticherà certo di tappezzare col logo „Kronplatz“ qualsiasi luogo che possa essere fotografato dai giornalisti.

La vera questione è però un’altra. E‘ fuori dubbio il grande significato che ha il marchio Ferrari a livello nazionale e mondiale. Si tratta di un’azienda importante e sotto certi aspetti è senz’altro un’azienda guida. Si sa che attorno a questo marchio e al suo ruolo in Formula 1 esiste un vero e proprio culto. E‘ un marchio forte e molto conosciuto.

Ma cosa comunica questo marchio che intendiamo „usare“ per promuovere la nostra regione turistica? Tecnologia, „passione“, velocità, aggressività, lusso, mondanità, esclusività, … Sono concetti ai quali vogliamo legare la nostra immagine? Come vanno d’accordo con la tranquillità, il relax, la cultura autentica, i beni storici, il paesaggio intatto, la natura incontaminata che riempie i nostri dépliant turistici (sui quali non si vedono mai automobili)? Il culto della velocità e della potenza, la celebrazione del superfluo e dello spreco come si combinano all’immagine di campioni di ecologia e sostenibilità della quale godiamo (non sempre meritatamente) in tutta la penisola? Che tipo di pezzo vogliamo mettere in scena? Natura incontaminata, patrimonio naturale UNESCO oppure luna park e sfondo ideale per gustare il „piacere di guidare“? Che tipo di messaggio vogliamo dare, e a chi?

Tutti avranno presente come si raffigurano le automobili nella stampa specializzata e nelle pubblicità. Sempre in libertà, in mezzo a splendidi paesaggi naturali o immaginari, il puro piacere di muoversi senza fatica, senza stress e in una cornice ideale. Ed è chiaro che le nostre strade di montagna si offrono molto bene come sfondo per una nuova macchina sportiva a trazione integrale. D’altro canto sappiamo com’è la realtà per chi si muove in macchina ogni giorno. Brutture, ingorghi e stress sulle autostrade, nelle zone urbane e non solo, e anche sulle nostre strade panoramiche molti sono ormai infastiditi dai fiumi di automobili e motociclette che vi si riversano in ogni bella giornata estiva. Tanto che ormai non solo gli ambientalisti propongono di limitare il traffico sui passi dolomitici, o addirittura di chiuderli ai veicoli privati. E‘ questa la realtà vissuta da residenti ed ospiti.

In realtà siamo più  noi che ci facciamo usare dal marchio, al quale forniamo uno sfondo che in fin dei conti è interscambiabile e non interessa veramente chi vuole informarsi sul nuovo modello. „Autenticità“ è un termine che negli ultimi tempi si è usato molto quando si parlava di promozione turistica. Peccato che sia solo un altro slogan sul quale nessuno sembra aver riflettuto più di tanto.

02/02/2011
Hanspeter Niederkofler

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