Menschen dürfen kein Problem sein • Le persone non devono essere un problema

Zum Anschlag in Vintl und der darauf folgenden Debatte ein Zitat aus einem Kommentar von Hans Karl Peterlini, der darin Wesentliches auf den Punkt bringt:

„Besonders schwerwiegend finde ich jene Kommentare, die zwar Gewalt gegen Asylanten verurteilen, aber im nächsten Satz feststellen: Das wird nicht das letzte Mal sein, weil den Menschen geht die Luft aus oder man dreht ihnen den Kragen ab, wenn nichts getan wird gegen das Problem – und schon sind nicht mehr die Gewalttäter das Problem, sondern jene, die Gewalt erleiden, jene, die in der Regel zuerst auf Stammtischniveau zu Untermenschen herabgewürdigt werden und dann im Extremfall auch einmal totgeschlagen oder brandgeschatzt werden.

Diese simple Denkfigur, die aus Menschen ein Problem macht, das gelöst werden muss, manchmal eben auch endgelöst, ist das Einfallstor für den Rassismus in die Welt des guten kleinen Mannes, der sich seines Unrechts nicht bewusst ist, gar nichts böses zu denken oder wollen glaubt, ja so viel Verständnis hat, aber dann im Aber die Lösung findet – schlicht des Biedermanns, der sich am Ende als Brandstifter wiederfindet und nicht weiß, was er getan hat.

Extremtaten sind grauenhaft, aber sie sind nur Symptome einer lieblich auftretenden Alltagskultur, die den Anderen per se zum Problem macht. Ich glaube, darauf gibt es keine andere Antwort als die „ohne-wenn-und-aber-Feststellung“, dass Menschen kein Problem sein dürfen, das man lösen muss, dass wir alle Ausländer sind und Fremde, die von irgendwoher kommen und irgendwohin gehen, dass wir alle Gast sind auf dieser Erde und dass jene, die sich Herren wähnen dieselben sind, die humane, soziale und ökologische Verwüstung über uns und unseren Planeten bringen.“

Hans Karl Peterlini, Mai 2012

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Sull’attentato di Vandoies e il dibattito che ne è seguito, citiamo un commento di Hans Karl Peterlini che esprime molto bene alcuni concetti essenziali:

„Trovo particolarmente gravi i commenti di quelle persone che, dopo aver condannato la violenza contro i profughi, subito dopo aggiungono: non sarà l’ultimo episodio, poiché la gente non ne può più e se si continua a ignorare il problema… – e così, improvvisamente, il problema non sono più i violenti, ma coloro che la violenza la subiscono, quelli che ai tavoli dei bar dopo un paio di birre vengono degradati a sotto-uomini e, nei casi estremi, picchiati a morte o bruciati.

Questo modo semplicistico di pensare, che trasforma gli esseri umani in un “problema che deve essere risolto”, a volte anche ricorrendo a una “soluzione finale”, è il varco attraverso il quale il razzismo fa il suo ingresso nel semplice mondo del piccolo uomo, che non si rende conto dell’ingiustizia che sta compiendo, che ritiene di non pensare né volere nulla di male, che certo ha la massima comprensione, ma che poi si abbandona al „grande MA…” – questo ometto che si trasforma in incendiario senza neppure rendersi conto della gravità di quel che ha fatto.

I gesti estremi sono terribili, ma sono solo i sintomi di un senso comune che sottilmente si fa strada nella vita quotidiana e che trasforma l’Altro, di per sé, in un problema. Credo che contro questa mentalità non vi sia altra risposta che la dichiarazione, “senza se e senza ma”, che gli essere umani non possono mai essere degradati a “problema da risolvere” e che tutti noi siamo degli stranieri, degli estranei, poiché tutti proveniamo da qualche altra parte e siamo diretti verso qualche altra parte; che tutti e tutte noi siamo ospiti provvisori a questo mondo e che coloro che se ne proclamano i Padroni sono gli stessi che portano la desertificazione umana, sociale e ecologica su questo pianeta e su ciascuna e ciascuno di noi“.

Hans Karl Peterlini, maggio 2012
traduzione: Riccardo dello Sbarba

 

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